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Tag - tribeca

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29 Apr 2009

TFF: Sunspot

Se un lungometraggio indipendente ha problemi a trovare prima produzione e poi distribuzione; un corto, con proporzione inversa al minutaggio, ne ha di più. Ne è un esempio (classico) Macchie di Sole, tradotto in inglese come Sunspot, cortometraggio di Stella di Tocco. Innanzitutto i tempi: scrivere un cortometraggio, sceneggiarlo, farne lo storyboard, occupa un tempo ragionevole nella genesi del prodotto, trovare poi il budget per realizzarlo ne occuperà molto di più. Terminati montaggio, post produzione, finalizzazione anche dopo la partecipazione a festival importanti, rimane il problema della distribuzione. Chi compra i cortometraggi? Distribuirlo in circuiti cinematografici pare impossibile, i cinema non ne proiettano e quando lo fanno è un evento, rimangono le televisioni che diventano l'unico canale distributivo. In sintesi i classici canali di distribuzione sono affetti da immobilismo o da sovraofferte (in effetti la televisione ha uno spazio limitato per la fiction, per sua propria natura) e quelli non classici sono ancora una terra di conquista, con pochi e ascosi referenti a cui rivolgersi. La frase "vendilo su internet" potrebbe diventare una maglietta da distribuire direttamente nelle scuole di cinema. La regista di Macchie di Sole ha percorso (e sta ancora percorrendo) questo cammino, il suo cortometraggio è l'unico film italiano presente al Tribeca; in un quarto d'ora si raccontano le vacanze al mare della dodicenne Francesca in vacanza con la sorella maggiore, il loro rapporto, la relazione della sorella grande con un uomo sposato, il legame di Francesca con un bambino di poco più piccolo ma anni luce lontano dall'adolescenza dove sta entrando lei, si intuisce il rapporto tra l'uomo sposato e sua moglie e si arriva alla fine della storia appagati dalla fotografia e dal contenuto, dall'immagine e dalla sostanza. Il cortometraggio è girato in pellicola così la prima domanda che le abbiamo fatto riguardava proprio il formato scelto: non è già abbastanza difficle autoprodurre un cortometraggio girandolo in HD? "Ma perchè lo hai girato in 35 mm?" . La risposta è idealista: perchè ogni supporto ha un linguaggio diverso e quel cortometraggio presuppone come supporto la pellicola. Vedendo il film in effetti non lo si immagina girato con un formato diverso, ricorda i film degli anni '60, sia per la scelta degli attori, che per l'ambientazione, che per i tempi, per l'uso dei colori, e qua si apre un secondo argomento.

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E'vero, il digitale permette la produzione di lavori che non potrebbero vedere la luce altrimenti, ma è anche vero che non deve o non dovrebbe essere l'unica scelta possibile. La difficoltà a trovare finanziamenti per una produzione indipendente porta alla scelta del digitale come unica scelta possibile, indipendentemente dall'effetto visivo desiderato e la coerenza con il prodotto che si è immaginato. La regista dopo aver cercato finanziamenti istituzionali ed aver bussato a tutte le porte deputate, ha cominciato la lunga strada del found rasing chiedendo soldi ad amici, parenti, conoscenti, per poter mettere insieme la cifra di 17000 euro, necessaria per finanziare Macchie di Sole. Ora Macchie di Sole colleziona premi per i festival del cinema di tutto il mondo, dalla Spagna a Berlino, San Paolo, Torino ed ora al Tribeca. Tutta questa gloria adesso dovrebbe bastare per una vendita televisiva.

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"A cosa stai lavorando ora?" le domandiamo Il nuovo lavoro di Stella di Tocco, La Bambine di Palmi, è in post produzione; un documentario su la Varia, una festa religiosa che si svolge in agosto a Palmi. Per la festa ogni anno viene sceltra viene essere scelta per interpretare la madonna, una bambina con caratteristiche specifiche (capelli neri e lunghi, magra per simboleggiare la povertà), una specie di Bellissima in atmosfera religiosa. Il documentario (sempre autoprodotto ma questa volta girato in digitale) e se ci sono difficoltà a trovare una distribuzione è per una motivazione che suona come un'assurdita: i circuiti cinematografici preferiscono la fiction mentre per le televisioni "è troppo cinematografico". Qualcosa non funziona e non sono i registi.

26 Apr 2009

TFF: Outrage

Nonostante l'incredibile giornata di sole e nonostante l'orario (le 9.45 del mattino) la sala del cinema Village è piena in occasione della proiezione per la stampa di Outrage, il nuovo documentario di Kirby Dick.

Il documentario prende l'attenzione già dai titoli e arriva direttamente al contenuto: in America i maggiori sostenitori e promotori di leggi omofobiche sono politici (prevalentemente repubblicani) omosessuali non dichiarati, in the closet, che promuovono leggi restrittive e un atteggiamento sociale pericoloso nei confronti degli omosessuali e lo fanno con il sostegno e la consiscendenza dei media mainstream disposti ad avallare l'ipocrisia politica. Kirby Dick è un documentarista dal talento investigativo e narrativo, i suoi ultimi lavori hanno affrontato di petto e senza mezzi termini la MPAA con This Film Is Not Yet Rated ed i suoi criteri di censura irrazionali e manipolatori, il vaticano Twist of Faith, raccontando la storia di un uomo che dopo 20 anni trova il coraggio di rendere pubblica la propria esperienza di ragazzino molestato dal parrocco, dopo aver visto lo stesso parroco ripetere le molestie su altri bambini.



Outrage mostra Washington come il più grande gay club in incognito del mondo "Siamo persone perfette per fare i politici -dice uno degli intervistati, gay dichiarato- Non abbiamo una famiglia dove tornare la sera, possiamo lavorare fino a tardi e la domenica" Ma la maggior parte dei politici americani non pensa che dichiararsi omosessuale sia conveniente, non lo pensa ad esempio il governatore della Florida, Charlie Crist, fiero oppositore dei matrimoni, delle adozioni e dei diritti omosessuali: non lo pensa Ken Mehlman, frequentatore abituale di locali gay che si è occupato della campagna presidenziale di Bush nel 2004 facendo dell'omofobia un cavallo di battaglia per ingraziarsi i votanti evangelici o Larry Craig, senatore dell'Idaho, promotore di leggi restrittive sorpreso nei bagni pubblici di un aeroporto in atteggiamenti bizzarri per un omofobo. Barney Frank, uno dei pochi membri del congresso apertamente omosessuale, afferma nel film che il diritto alla privacy non è diritto all'ipocrisia. Non come principio da anima bella, ma come vero pericolo per gli omosessuali dichiarati che non hanno la scorta della Casa Bianca e che diventano vittime della rabbia ignorante di chi viene fomentato da campagne politiche demonizzanti. Questa caccia alle streghe porta direttamente alle storie di cronaca di ragazzini picchiati a morte perchè omosessuali, adulti torturati da vicini di casa intolleranti, tutta una serie di diritti civili calpestati per difendere una normalità etero che altro non è che il pretesto per raccogliere voti. "Sono cinici, sono calcolatori, usano la carta omofobica come strumento elettorale incuranti dei danni che provocano -ha detto Kirby durante la conferenza stampa dopo il film- e questo è il tratto d'unione con il documentario sulla pedofilia nella chiesa cattolica: l'arroganza del potere, la noncuranza del potere". Un'arroganza che viene protetta dai media, Fox television prima tra tutte. I tanti nomi di politici segretamente omosessuali e pubblicamente ipermoralisti che passano durante il documentario, fanno parte di un bagaglio di notizie diventate pubbliche grazie ai blogger e alla stampa indipendente, non certo grazie alle grandi major televisive dove, a quanto pare, non si assume personale omosessuale a meno che non restino nel closet, come nel caso di Shepard Smith, anche lui omosessuale nell'armadio. Ma non ci si limita ad ignorare ciò che è pubblico nelle televisioni main stream, si cambia anche un po' la realtà e nel documentario vediamo il girato originale di un intervista a Bill Maher fatta dal giornalista della CNN, Larry King, dove Maher parla dell'omosessualità non dichiarata di Ken Mehlman. Vediamo poi come l'intervista è andata in onda, come sono state tagliate le parti spinose. In questa sfilata di ipocrisia, matrimoni di copertura, fidanzamenti nati poco prima la campagna elettorale e finiti subito dopo, brilla la figura dell'ex governatore del New Jersey, Jim McGreevey, che ha ammesso la propria omosessualità spontaneamente, non perchè sorpreso nei bagni della stazione o in una chat tematica ma lo ha ammesso a fianco a sua moglie, spogliandosi di tutto il pesante fardello di normalità erotico-politica che l'aveva accompagnato per anni. Il documentario uscirà a metà Maggio in alcune città americane, tra cui Washington.

25 Apr 2009

TFF: Stay Cool (english)

TFF: Stay Cool

Stay cool si può tradurre con: Stai calmo, Mantieni la freddezza o Resta ganzo; tutto insieme. E' un espressione un pò adolescenziale che si adatta perfettamente al tema del film dei fratelli Polish, appunto la seconda adolescenza. Il protagonista del film è Henry McCarthy (Mark Polish che ha anche scritto il soggetto) uno scrittore affermato di quasi 40 anni che torna nella sua cittadina di provincia perché invitato a scrivere il discorso di saluto per i maturandi dell'anno 2008 del suo ex liceo. La sua valigia si perde in aeroporto ed egli si ritrova a dover indossare i vestiti di quando aveva 17 anni, rivestendo letteralmente i propri stessi panni di 20 prima. La sua cameretta con i poster alle pareti, lo stereo compatto, gli amici. Il dover tornare a scuola dove i professori sono impietriti nel ruolo di docenti e per i quali chiunque è un alunno, si mischia al suo rapporto con i genitori, per cui a cena, vestito da ragazzino degli anni 80 l'affermato scrittore si sente chiedere dalla mamma "Come è andata a scuola oggi?", senza troppo stupore. Ripiombare nella propria adolescenza e negli anni 80 lo porta a ricontattare la ragazza di cui era innamorato (Winona Ryder), che è a sua volta tornata da pochi giorni a vivere con la madre, causa rottura con il fidanzato allenatore della squadra del liceo, così la falla temporale si completa, accompagnata dalla musica di vent'anni prima: gli Smiths quando ci sono pene amorose non tradiscono mai.



La vera peculiarità del film sono i fratelli Mark e Michael Polish, indipendenti per vocazione e scelta; il loro primo film è stato accettato al Sundance Festival e con il secondo film, Jackpot, hanno vinto il premio John Cassavetes. In seguito hanno rifiutato le offerte di lavori commerciali hollywoodiani preferendo ipotecare la propria casa per autoprodurre un nuovo film, Northfork. Fortunatamente il film ha avuto successo come anche i seguenti e il loro libro: Declaration of Independent Filmmaking, un Do-It-Yourself per registi volutamente indipendenti. "Si tratta di fare il duro lavoro di andare in giro a cercare soldi per fare un film indipendente -ha detto Mike Polish durante la tavola rotonda- oppure di aspettare per 3 o 4 anni perchè i soldi arrivino da una major per poi non poter fare esattamente quello che vorresti fare. E' una scelta, si sceglie di seguire lo stesso processo che si segue all'inizio, quando si producono i primi film, più piccoli, nel proprio studio. Lavorare da indipendenti elimina anche tutti i probloemi di comunicazione, quelli per i quali aspetti risposte per settimane. Tra di noi passa al massimo un giorno".

Seguendo questo principio sono riusciti ad affrontare le riprese di due film uno dopo l'altro a poche settimane di distanza, Manure e Stay Cool, utilizzando gli stessi materiali. La loro casa di produzione, Prohibition film, è stata fondata con Ken Johnson, Janet DuBois, e Jonathan Sheldon, con cui collaborano dai primi lavori. Sapendo tutto questo si rimane un pò delusi se ci si aspetta un film indipendente come da immaginario classico: pellicola scaduta o il digitale-come-linguaggio, immagini sporche e contenuti duri. Stay Cool, invece ha una storia lineare per quanto surreale, ci sono attori famosi (oltre Winona Ryder e Mark Polish recitano Hillary Duff e Sean Astin), la fotografia è pulita, la regia non ha particolari voli. "Questo film appare più piatto e commerciale - dice il regista - ma per la fotografia ci siamo ispirati ad Andy Warhol. Warhol prendeva delle icone dell'immaginario collettivo e le riproduceva serialmente con colori vividi e innaturali, noi abbiamo usato lo stesso tipo di immagine applicando questa idea alla provincia: le case, le macchine, i cartelli stradali, rendendole un pezzo d'arte"

l'America trasuda da ogni fotogramma e non solo per la fotografia di ispirazione warholiana, ma ad esempio la sindrome da prom, il ballo di fine anno, che esclude ogni tipo di riflessione diversa. I ragazzini del film (sia quelli di 17 anni che quelli di 37) possono occuparsi solo del proprio microcosmo. "Quei 4 anni di superiori sono un inferno, una gabbia di torture per teen ager - dicono entrambi gli attori presenti, Sean Astin e Mark Polish - non ne puoi scappare, è un passaggio sociale obbligato della cultura americana"

24 Apr 2009

TFF: red carpet

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